L'ispirazione...

UNO SPAZIO CHE CI PERMETTA DI RIMANERE CENTRATI, UN GIARDINO CHE POSSIAMO PROGETTARE COME CI PARE, CIASCUNO IL SUO. Qualcuno metterà solo piante grasse, che richiedono poca cura, altri orchidee che invece richiedono un’annaffiatura giornaliera, qualcun altro piante aromatiche per perdersi nei profumi o fiori di campo, per esaltarsi con i colori. Uno spazio non sempre identico a se stesso, che cambia a seconda delle stagioni, che ci obbliga a progettare, a futurizzare cosa vorremmo “poi”, a curare noi stessi, a non prendere la vita così come viene.
(U. Telfener
http://blog.iodonna.it/umberta-telfener/2013/10/07/coltivare-il-proprio-giardino)

giovedì 13 marzo 2014

Il salto

Finire in balia degli eventi, convogliare tutte le proprie energie per divincolarsi dalla nostra routine. Spesso è più facile uscire da una grave crisi e trovare la soluzione all'emergenza, invece è sempre meno semplice imprimerci un slancio e fare un balzo per sorpassare il caos che ci circonda e con forza ci spinge sempre più verso il suo centro. Il problema è che noi saltiamo, eccome se saltiamo per cercare di allontanarci da questo vortice di eventi che sembrano essere fuori dal nostro controllo, ma forse saltiamo lungo la direzione sbagliata. Per uscire dalla spirale che ci acchiappa carichiamo le nostre gambe di forza e con tutta l'energia che riusciamo a raccogliere prendiamo una potentissima rincorsa ma finiamo con lo scontrarci contro le sue curvementre per poter uscire dovremmo fare un balzo verso l'alto. 
Nell'articolo Fermoimmagine avevo parlato di immobilità:
E' come star davanti alla TV a veder scorrere sullo schermo sempre la stessa sequenza di fotogrammi, sperando a tutte le proiezioni che la serie in onda sia diversa dalla precedente. Non ci basta vedere che le scene prima (disponibilità),  seconda (comprensione), terza (cura) siano le stesse della sequenza precedente, speriamo comunque che la scena successiva, o quella dopo ancora sia diversa e ci proietti un nuovo film... invece il nastro è andato in loop
A questo mio intervento sul suo blog la Dott.ssa Telfener aveva commentato 
Ma dopo quanto ci si decide a cambiare canale? Dopo quanto ci si accorge che il canale è sintonizzato male?... Credo che le persone che continuano a star male stiano in realtà soffrendo per problemi loro e abbiano bisogno della pausa dolorosa per comprendere qualcosa di sé. Utilizzano il dolore per l’altro ma stanno in realtà piangendo per se stesse. La sofferenza non solo le “aiuta” a saltare di livello ma è un’occasione per interrogarsi, per riflettere, per meditare sulla propria vita. Va bene rimanere attoniti ad un abbandono. Concordo con la tua sensazione di “dispersione” di ottundimento, ma poi piano piano la vita ricomincia. Consiglio in queste situazioni di occuparsi più di sé che dei comportamenti del fuggitivo. Cosa ho fatto io? Cosa avrei potuto fare di diverso? Come mi sarei potuta comportare?
L'immobilità è il frutto dell'attesa, quando sembriamo aspettare che qualcuno scelga, agisca per farci uscire da quello stato caotico di cui ci dichiariamo vittime, riuscendo così a giustificare agli altri la nostra tristezza, apatia, indolenza ecc ecc... Invece viviamo un momento di stallo che non subiamo, ma che scegliamo di concederci. Decidiamo di regalarci un crogiolo dove fondiamo tutti i nostri elementi, i nostri strumenti per cominciare una nuova impresa. Ci interroghiamo, diventiamo i più grandi ispettori e subito dopo ci trasformiamo nei motivatoti più forti verso noi stessi. In quel momento inizia la risalita lungo l'asse della spirale perché quando cadi a fondo puoi solo risalire... o perderti nel suo buio, per un po', per il tempo che serve a te e per te, per capire che il salto bisogna farlo verso l'alto e non andare di sfondamento...

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